Progetto Giardino dei Giusti Clusone

Su iniziativa dell’Istituto “Andrea Fantoni” di Clusone (BG), diverse realtà associative e istituzionali della Valseriana si sono unite attorno a un progetto che intende promuovere la figura dei Giusti tra le Nazioni, come faro di speranza in un mondo che è ancora ferito da guerre, vicine e lontane, e da un’apparente crisi della democrazia di stampo occidentale.
Tutto ruota intorno a un giardino, uno dei tanti disseminati nel mondo grazie all’impegno straordinario della Fondazione Gariwo. Il Giardino dei Giusti è quello che l’anno scorso l’Istituto “Fantoni” ha piantumato di fronte all’ingresso della scuola, con una serie di alberi dedicati ad altrettanti giovani, da Iqbal Masih a Rita Atria.
Il Comune di Clusone ha riconosciuto il valore del progetto patrocinandone gli eventi. Ma è soprattutto la presenza delle scuole superiori — oltre all’Istituto “Fantoni”, anche l’Azienda Bergamasca Formazione con il suo corso di grafica — a sottolineare la volontà di rivolgersi ai più giovani, affinché prendano coscienza che esiste la possibilità di reagire quando intorno a noi sembra non esserci altra scelta se non tacere e adeguarsi, perché abbiano un esempio positivo che dia coraggio quando si sente la necessità di alzare la voce e dichiarare ciò che è vero e, in sintesi, giusto.
Quest’anno viene piantato un nuovo albero, dedicato ad Alexandra Skochilenko. La giovane attivista russa è stata scelta per il suo impegno civile in nome della verità dell’informazione, contro la censura e la mancanza di notizie in Russia a proposito della guerra in Ucraina.
La sera del 6 marzo, dopo la celebrazione della Giornata dei Giusti e la piantumazione dell’albero, si terrà una conferenza organizzata dall’Associazione Il Testimone, impegnata nella promozione della cittadinanza attraverso contributi sui temi di più urgente attualità, tra cui politica, geopolitica, bioetica e memoria civile. La conferenza, intitolata “Il potere di sapere – Informazione e democrazia nell’era digitale”, si svolgerà presso l’Auditorium della scuola primaria e sarà tenuta dal professor Marco Gambaro, docente di Economia e industria dei media presso l’Università degli Studi di Milano.
Organizzata dall’Associazione A Est dell’Eden, dal 2 al 15 marzo si terrà inoltre la mostra “Semi di Luce – I Giusti tra le Nazioni”, fulcro palpitante dell’intero programma. I lavori dell’artista Valentina Carrera rappresentano uno straordinario viaggio all’interno del Bene che l’uomo può scegliere di compiere. Durante la prima settimana, la mostra sarà presentata dai ragazzi del Fantoni a tutti gli altri studenti dell’Istituto e agli allievi del vicino ABF, che ha curato la grafica del materiale promozionale. Nella seconda settimana, invece, l’esposizione sarà aperta alla cittadinanza presso la Sala Portec, principale centro espositivo del Comune, collocato sotto il celebre Orologio Fanzago.
Il punto di partenza è Oskar Schindler, conosciuto universalmente anche grazie al pluripremiato film del 1993 diretto da Steven Spielberg. Schindler fu tra i primi a essere nominato Giusto tra le Nazioni dalla commissione che fondò e curò lo Yad Vashem (“un monumento e un nome”, da un versetto di Isaia) a Gerusalemme.
Il dovere del ricordo del Bene e la volontà di mantenere viva la fiamma della giustizia che brilla dentro ognuno di noi si coniugano, sul piano estetico, nelle opere di Valentina Carrera. La collezione comprende fotografie, grafiche e installazioni che indagano figure di uomini e donne capaci di pronunciare — o anche solo sussurrare — quel “io no” che diventa la più potente dichiarazione di giustizia quando il mondo cerca di piegarci alle logiche della paura, dell’omertà e del silenzio della coscienza.
Protagonista assoluto della mostra è il legno in tutte le sue forme: dalla sezione di tronco nudo ai pannelli impiallacciati, dai cassetti di recupero a uno storico baule in perfette condizioni. Il legno rimanda agli alberi dei Giardini dei Giusti: l’albero è forza e resistenza, memoria e vita. Veniamo tutti da un originario giardino e la piena realizzazione della nostra esistenza non può che essere in sintonia con l’albero, con la natura. I cassetti diventano custodi dell’intimità, simbolo dell’individuale che si fa collettivo, esempio che si offre come via di verità. Il baule custodisce ciò che c’è di più caro, l’essenziale da salvare quando si è costretti ad abbandonare il superfluo: in mostra, il baule di Schindler è lasciato simbolicamente aperto, a evocare le 1200 vite che l’industriale salvò da morte certa. Proprio questo mese ricorre anche il primo anniversario della morte dell’ultimo della “lista di Schindler”, Francisco Wichter, scomparso a Buenos Aires a 99 anni.
Dal baule si dipanano fili con i nomi dei sopravvissuti, una trama che rappresenta la propagazione del Bene e la possibilità di nuove generazioni: una fitta rete che richiama i rami delle genealogie e le radici degli alberi. Il filo è un ulteriore elemento fondante dell’estetica di Valentina Carrera: fili di cotone leggero, spaghi più spessi, corde, talvolta fili metallici, rigidi ma piegati su se stessi, fino al filo di ferro, che evoca da un lato la prigionia da cui non ci si può liberare e, dall’altro, quella da cui dobbiamo moralmente affrancarci quando tutto intorno invita — o addirittura obbliga — a chiudere gli occhi.
Alcuni pannelli sono particolarmente significativi perché legati all’attualità: le manifestazioni per la pace in Ucraina, le proteste antigovernative soffocate nel sangue in Iran, la figura di Alexandra Skochilenko. Sono presentati come quadri d’indagine investigativa, in cui i diversi elementi di una storia vengono affissi a un pannello, organizzati e collegati da fili nel tentativo di trovare un senso. Questo procedimento rivela il desiderio diffuso di comprendere i meccanismi che ancora legano l’uomo a dinamiche di sopraffazione e violenza, negando gli insegnamenti della storia e il senso più profondo della vita: essere nel mondo con e per gli altri.
Una menzione particolare meritano i cassetti tipografici, utilizzati come archivi della memoria per mostrare ciò che l’uomo è ancora capace di fare, malgrado le correnti contrarie e le facili comodità, in nome di un ideale: che sia la fratellanza, il rispetto per l’ambiente, la lotta contro ogni forma di discriminazione, contro la mafia o contro ogni estremismo.
Infine la luce, elemento fondamentale per dare forma alle opere, soprattutto grazie all’uso di fogli di acetato che esaltano le figure, rendendole vibranti e tridimensionali. I ritratti appaiono così più veri del vero, perché indicano un’aspirazione, qualcosa di più alto e indefinito, ma fondante la nostra umanità. La luce è evocata anche dalla presenza costante di semi, metafora del segno che le azioni dei Giusti devono lasciare nella nostra anima, con un dolce sussurro: «Chi salva una vita salva il mondo intero».
Link: https://it.gariwo.net/giardini/giardino-di-clusone-istituto-andrea-fantoni/semi-di-luce-29591.html










